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  Il museo a cielo aperto

Il museo a cielo aperto è una sorta di estensione sul territorio milanese dello studio museo Vico Magistretti, pensato per offrire ai visitatori dello studio museo ulteriori approfondimenti sul lavoro del progettista. E’ composto da due itinerari che consentono al visitatore un accesso diretto alle opere di Vico Magistretti. 

La Fondazione non organizza visite guidate ai due itinerari.
Per l'itinerario di architettura è disponibile in studio museo la guida Architetture milanesi con abstract su ogni edificio e le indicazioni per raggiungerlo. 
L'itinerario di design non dispone di alcuna guida, le informazioni sugli showroom vicini alla fondazione sono reperibili su questa pagina

Itinerario di architettura
É un itinerario di 14 edifici, tra i più significativi realizzati da Vico Magistretti a Milano.
Il criterio utilizzato per la selezione è legato alla loro accessibilità tramite i mezzi pubblici, e segue, in particolare, i tracciati delle tre linee della metropolitana attualmente in funzione, “l’unica cosa moderna – come provocatoriamente soleva ripetere Magistretti – che c’è a Milano”.

La scelta ha ovviamente comportato l’esclusione di alcuni interventi sicuramente importanti nel curriculum dell’architetto in oltre cinquanta anni di attività progettuale. Tuttavia la rassegna proposta offre uno spaccato sufficientemente esaustivo – sotto il profilo tematico, tecnico e poetico – della consistenza e della specificità del lavoro prodotto per Milano da Magistretti e condotto, cosi come auspicato dal suo maestro e mentore Ernesto N. Rogers, all’insegna di un “professionismo capace di diventare cultura”.

Nella sezione opere è possibile approfondire con immagini, schizzi e testi ogni progetto dell'itinerario di architettura del museo a cielo aperto. 

Itinerario di design
L’itinerario di design è costituito da un circuito di showroom delle aziende fondatrici (Artemide, De Padova, Flou, OluceSchiffini) che sostengono la Fondazione studio museo Vico Magistretti.

Nella convinzione che la cultura del design è indissolubilmente legata alla cultura d’impresa e al mercato, questa parte del circuito rappresenta un completamento alla visita nello studio museo.

Nei punti vendita il visitatore ha la possibilità di confrontarsi con l’esito di quel processo progettuale che viene rappresentato all’interno della fondazione tramite i documenti d’archivio e gli esemplari della collezione ossia i prodotti, inoltre negli showroom il visitatore può vedere oggetti che, per le loro dimensioni, difficilmente possono essere esposti nelle poche stanze dello studio museo.

Gli showroom sono:
Artemide in corso Monforte 19
De Padova in corso Venezia 14
Flou in viale Regina Margherita 10/12
Schiffini in via Visconti di Modrone angolo via Passione



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Le fotografie pubblicate sono nell’ordine: 

Torri al quartiere Gallaratese
Chiesa di Santa Maria Nascente al quartiere QT8
Edificio per abitazioni e uffici in via Leopardi
Torre al Parco Sempione
Casa in via Santa Marta
Edificio per uffici in corso Europa
Edificio per abitazioni e uffici in via Conservatorio
Casa e cinematografo “Modena” in via San Gregorio
Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Milano
Edificio per abitazioni, uffici e negozi in piazza San Marco
Edificio per abitazioni e negozi e laboratorio Ellem in corso di Porta Ticinese
Casa in piazzale Aquileia
Deposito MM Famagosta
Casa in corso di Porta Romana

Foto Federico Torra
                 
   
 
  Fondazione studio museo Vico Magistretti

La Fondazione studio museo Vico Magistretti, nata nel 2010, è dedicata all’architetto e designer milanese che ha contribuito a creare e a diffondere internazionalmente, tra gli anni Sessanta e Novanta del secolo scorso, l’Italian Design.

Si tratta di una fondazione di partecipazione promossa e presieduta da Susanna Magistretti, figlia del progettista, a cui aderiscono, in qualità di fondatore istituzionale, il Triennale Design Museum di Milano e, con la carica di fondatori, Artemide, De Padova, Flou, Oluce e Schiffini.

I principali organi della fondazione sono il Consiglio di Amministrazione e il Comitato Scientifico.

La Fondazione intende tutelare e valorizzare l’archivio e con esso il lavoro di Vico Magistretti, ma soprattutto vuole essere “un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone a fini di studio, di educazione e di diletto”, rispettando così la definizione di museo fissata dall’International Council of Museums (ICOM).

Più specificamente, la Fondazione intende mettersi al servizio del pubblico mostrando non solo gli artefatti progettati dall’architetto ma anche l’iter progettuale ad essi relativo, attraverso i documenti d’archivio.

Infine il museo si propone di promuovere, a livello nazionale e internazionale, l’architettura e il design italiani, interagendo con altre strutture del circuito milanese, prima tra tutte La Triennale di Milano.

La Fondazione ha sede nello studio di via Conservatorio, nel centro storico di Milano, dove Vico ha lavorato per tutta la vita e dove ancora è conservato lo straordinario archivio e patrimonio di progetti e oggetti. Chi oggi entra in questo studio per prima cosa “incontra” Magistretti nel montaggio video di alcune interviste rilasciate negli ultimi dieci anni della sua attività: qui Vico si racconta in una sorta di autobiografia familiare e professionale, parla della Milano in cui era nato e in cui ha vissuto, parla degli amici, dei colleghi, della sua idea di design, del rapporto longevo e ricco con le aziende con cui ha collaborato nel corso di decenni di straordinariamente intensa attività progettuale.

La Fondazione studio museo Vico Magistretti ospita nella propria sede mostre di design e architettura e propone visite guidate, conversazioni e incontri sugli stessi temi nonché laboratori e attività educative per gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.


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  Mostre

Progetti al telefono
3 marzo 2011/ 7 aprile 2012

La mostra precedente e il piccolo catalogo Le parole illustrate raccontavano il lavoro di Vico Magistretti attraverso le sue proprie citazioni, stringate ma sempre eloquenti.
Anche per questa mostra una citazione di Vico è stata scelta come filo conduttore per legare tra loro inediti materiali d’archivio e importanti pezzi della collezione:

“A me piace il concept design, quello che è talmente chiaro che puoi anche non disegnarlo. Molti dei miei progetti li ho trasmessi al telefono”.

Si rivelano così le idee all’origine di alcuni tra gli oggetti più noti disegnati da Vico Magistretti: la lanterna cieca per l’Eclisse (Artemide), la vite per il tavolo Vidun (De Padova), la catena di bicicletta per il divano Maralunga (Cassina), il ventaglio per la lampada Kuta (Oluce), la tapparella per il letto Tadao (Flou)...
Queste idee prendono forma nei disegni d’archivio e si mostrano in forma compiuta negli oggetti esposti, tra i più esemplificativi del design di Magistretti.

Progetti al telefono permette così di vedere cosa c’è dietro al concept design, mettendo in mostra una sorta di backstage del progetto e di raccontare l’abilità del designer di “guardare alle cose usuali, di tutti i giorni, con occhi diversi, non usuali perché tutto già c’è, è solo un po’ nascosto...”, come Vico amava ripetere.

A cura di Simona Romano
Grafica: Davide Fornari

Foto di Matteo Carassale


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  Mostre

Le parole illustrate
Undici citazioni per ventisei progetti
3 marzo 2010/ 11 febbraio 2011

La mostra, inaugurata in occasione dell’apertura al pubblico della Fondazione studio museo Vico Magistretti, racconta attraverso le parole dell’architetto, illustrate dagli schizzi esposti, la ricchezza, la qualità e la varietà delle sue opere e, con esse, dell’archivio custodito dalla Fondazione.
L’esposizione si articola lungo una parte attrezzata composta di undici colonne, ciascuna delle quali ospita una citazione estrapolata da scritti e interviste dell’architetto. A fianco, gli schizzi illustrano ed esprimono il senso delle sue parole. Tra i progetti figurano alcuni dei pezzi più noti di Vico Magistretti come le lampade Eclisse e Atollo, il letto Nathalie, la poltrona Maralunga, il tavolo Vidun.
”Non ricamare” usava ripetere Vico Magistretti a chi lo assisteva nei progetti. La dimensione antiretorica del suo professionismo sfugge a ogni tentativo di ridurla entro categorie stilistiche o ideologiche.
Soprattutto per quanto riguarda il disegno industriale, ciò che ne connota la produzione non è solo la ricerca di un dialogo con le tradizioni locali, è più invece un sottile equilibrio tra un rigore razionalista e le licenze poetiche (messi in gioco contemporaneamente o singolarmente) di una memoria del design che esorbita dai confini nazionali, o di una decorazione che ne addolcisce le forme, oppure di un’ironia sorprendente quanto un ready made. Così, senza “ricamarci su” ma semplicemente attraverso le sue parole, illustrate dai disegni in mostra, si è voluto restituire un’immagine della ricchezza dell’opera di Vico Magistretti e, con essa, dell’archivio prodotto dalla sua attività.

La mostra è accompagnata dall’omonimo catalogo Le parole illustrate, realizzato e stampato a cura della Fondazione con grafica di Italo Lupi.

A cura di Simona Romano
Allestimento: Paolo Imperatori
Grafica: Italo Lupi

Foto di Matteo Carassale


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  Piccy

Vico Magistretti Original Design è il marchio che contrassegna le riedizioni di alcuni oggetti ormai fuori produzione di Magistretti.

La poltroncina Piccy, tra i primi oggetti disegnati dall’architetto, dopo 65 anni, è stata rieditata da Campeggi e viene presentata in occasione del Salone del Mobile 2011. La poltroncina di legno e tela venne esposta nel 1946 all’interno della mostra RIMA (Riunione Italiana per le Mostre di Arredamento) organizzata al Palazzo dell’Arte di Milano.
Per la realizzazione attuale l’editore si è confrontato sia con i disegni originali conservati dall’archivio Magistretti sia con un esemplare storico, parte della collezione del Museo Kartell.
Il pezzo è identico all’originale per quanto riguarda le dimensioni formali mentre i materiali sono attuali ma affini a quelli storici.
Sebbene non sia possibile adottare una linea d’intervento comune per tutte le riedizioni ma sia necessario di volta in volta scegliere criticamente il grado di fedeltà al progetto originale e le mediazioni indispensabili per i modi di produzione industriale, lo sviluppo della poltroncina Piccy rappresenta un avvio e un percorso esemplare da tener presente per le future riedizioni.

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